giovedì 14 agosto 2014

Tappa 49 - Aosta - Pralongo

LA DORA CON HERVE' - Pedalando in compagnia lungo la Valle d'Aosta fino alle montagne di Biella

Aosta - Pralongo: 121 km

La vista sulla valle dalla casa di Ambra ieri era decisamente più bella, baciata com'era dai rossastri raggi del sole: oggi invece, come spesso sta accadendo ultimamente, mi ritrovo una valle grigia coperta dalle nuvole. Così non si comincia bene la giornata...
Saluto Ambra, con la speranza di rivederla in futuro, e comincio a scendere verso Aosta, che non posso non visitare. La città è antica, è di origine romana e i resti di quell'epoca si sono ben conservati, come il teatro romano, il ponte e l'arco piazzato all'entrata della città. Inoltre, anche il centro medievale non è per niente male, roba da far estremamente contente le persone come me, soprattutto quando visito i sotterranei vicino alla cattedrale... Ambra mi ha informato di una bella ciclabile che per un po' segue la Dora Baltea, quindi mi dirigo verso il fiume e comincio a pedalre in questa bella stradina priva di macchine. Non faccio neanche un km e trovo un altro cicloviaggiatore con una bici bella carica fermo al ciglio della ciclabile. Mi fermo, non si sa mai che abbia bisogno di aiuto: lui è Hervè, dalla Normandia, e si sta facendo un giro tra Svizzera e nord Italia, e per oggi sarà mio compagno di viaggi per una settantina di km.
Beh, all'inizio non credevo potesse starmi dietro, per via della mtb che utiilzzava e soprattutto per il peso dei bagagli (25 kg!), ma è bastato rallentare un po' e la strada ce la siamo fatta in compagnia per un bel pezzo. Per lui, professore di matematica, è il primo viaggio in bicicletta, è al secondo giorno e sembra già stufo delle montagne ehhe... ne avrà da fare ancora! Nel frattempo passiamo a finco di decine di castelli e vigneti, e nonostante qualche salita, la strada è prevalentemente in leggera discesa, in fondo stiamo seguendo il fiume. Sulla nostra sinistra si aprono un sacco di valli, mi verrebbe voglia di entrarci e pedalare, ma sarà per un altro giro... La Dora Baltea vira verso sud, noi ci fermiamo a mangiare a Verres, piccolo paesino medievale, poi la valle si stringe fino all'affascinante Bard, dominata da una fortezza che evoca visioni da Signore degli Anelli, ancora qualche km e la valle si apre: siamo in Piemonte, le montagne si fanno più dolci, i vigneti si imbelliscono con colonne in stile romano, e la in fondo c'è la pianura padana. A Montestrutto io ed Hervè ci dividiamo, lui continua per la pianura (oltretutto, ha un raggio rotto e deve raggiungere Ivrea), io voglio farmi un'altra montagna (come se non ne avessi avuto abbastanza...) per visitare il Santuario di Oropa: secondo i nostri progetti, le nostre strade dovrebbero combaciare, magari ci incontriamo nei prossimi giorni...
Sono di nuovo da solo, ad affrontare la salita che porta ad Andrate, ma ci rimango ben poco: raggiungo un paio di ciclisti del luogo e pedalo con loro, io mi sento benissimo, nonostante il peso e i km già pedalati, e loro fanno fatica a tenere il mio passo... un po' di agonismo sportivo non fa male eheh! Da Andrate, seguo per una stradina panoramica, che mi permette di vedere tutto il sud e la pianura, che si trasforma in strada sterrata dopo pochi km: è uno sterrato pedalabile, ma la mia bicicletta - sono sicuro - sta progettando l'assassinio del suo padrone. Comunque, sarà pure sterrata, ma da qua il panorama è migliore che da qualsiasi altra strada, sono già sui 1000 mt di dislivello e vedo tutto dall'alto. Intanto, nuvoloni neri coprono il cielo ma, incredibilmente, non piove, questa volta l'ho scampata! Mi rimetto in una via asfaltata, salgo e scendo in mezzo ai boschi, per stradine strette e bagnate dalle cascate ed incontro incredibilmente altri due ragazzi cicloturisti francesi diretti ad Oropa; le strade sono talmente isolate che fa strano aver incontrato qualcun'altro che viaggia in bici. Ad Oropa ci arrivo velocemente, il santuario lo conosco di già, ma è sempre uno spettacolo vederlo incastonato in mezzo alle montagne: la costruzione è enorme, fin troppo, quasi una San Pietro tra i monti, è affollata di turisti ed i bar e ristoranti sotto gli archi non hanno niente di spirituale, ma conserva un certo fascino e maestosità. Ci sono stato anche a novembre, di qua ho un bellissimo ricordo di una favolosa polenta concia straripante di formaggio e burro. Aaaaah la polenta, è dalla Sicilia che anelo mangiare qualche mestolo di polenta!
Comunque, allucinazioni polentose a parte, da Oropa ricomincio a scendere in direzione di Pralungo, dove mi aspetta mia cugina Francesca: finalmente rivedo facce conosciute! A Pralungo, oltre a Francesca, anche Giuseppe e la piccola Asia, che purtroppo si è fatta male e deve andare al pronto soccorso... peccato, me la sarei voluta godere un po' di più la piccolina! Con Giuseppe rimango a chiacchierare su progetti pazzi futuri, motori ecologici e a farmi una bella mangiata ricostituente, poi tornano Asia e Francesca: piccola slogatura per Asia... succede a quell'età!
La serata finisce con il sangue e le battaglie della seconda parte di 300... stanotte avrò gli incubi??





Teatro romano ad Aosta


Tipico borgo valdostano


Il pollo Paul si prepara a conquistare un nuovo castello per il suo pollaio reale!


In passeggio tra i monti biellesi


Santuario di Oropa e il monaco Paulus

mercoledì 13 agosto 2014

Tappa 48 - Salto - Aosta

L'ORCO E LA MONTAGNA - Seguendo la valle Orco fino all'altissimo Nivolet

Salto - Aosta: 105 km (e qualcuno a piedi)

E il gran giorno è arrivato, quello della prima grande montagna oltre i 2000 mt! Non che non avessimo già fatto montagne toste, l'Etna, il Terminillo e il Gran Sasso non sono per niente facili, ma qua si parla di 2612 metri sul livello del mare, tornanti da paura e un finale di tappa che si preannuncia decisamente "fuoristrada".
La giornata comincia male. Piove, ovviamente. In quest'estate matta non si può stare tranquilli, due giorni di sole e poi uno di pioggia, e proprio oggi deve piovere??? Comunque, chi se ne frega, io la montagna la affronto oggi, non c'è pioggia che tenga, io pedalo lo stesso. In effetti, non piove neanche tanto, è pioggerellina, però bagna è non è per niente piacevole pedalare con le scarpe umide. Non importa, il morale me lo risolleva la stupenda vista che mi offre la Val Orco, che si stringe man mano che avanzo e salgo su per il monte: a destra e a sinistra i fianchi delle montagne sono costellati da cascate, si attraversano piccoli borghi con case vecchie e medievali, e il fiume, l'Orco, è impetuoso e strapieno d'acqua. Avanzando, il tempo migliore, smette di piovere e vengo addirittura colpito da qualche raggio di sole, miracolo!
Da Locana, la strada, fino ad adesso leggermente in salita, si impenna, tre tornanti con pendenze superiori al 10% mi indicano che la vera salita per il Nivolet è cominciata. Un cartello davanti a me mi indica una galleria di tre km, col cavolo che la faccio, e come al solito in questi casi, c'è una stradina laterale che costeggia la montagna (beh, con pendenze più pronunciate ovviamente...). La strada è quasi sterrata, ci sono buche crateri ovunque e la vegetazione se la sta pian piano mangiando, ma è anche molto panoramica, si pedala a bordo di un burrone con il fiume, ormai un ruscello, laggiù in fondo: tra l'altro, per cominciare questo tratto di salita si passa tra due grossi macigni che quasi si baciano, quasi un minaccioso portale che avvisa che da qua in poi non si scherza. Lasciate ogni speranza o voi che entrate!
Finito il tratto duro si arriva alla piana che precede Ceresole Reale: qua la montagna è molto più affollata, siamo a 1600 mt e c'è l'invasione dei turisti della domenica, che vogliono godersi un po' di aria pura del Gran Paradiso. Molti sono anche i cicloturisti che si portano la montagna dalla valle a qua, per poi scalare il Nivolet: così non vale, la montagna si fa tutta! A Ceresole mi drogo con un cappuccino, una bevanda calda e la caffeina aiuteranno aiutano lo spirito e il corpo ad andare su per gli ultimi 1000 metri. Supero il lago di Ceresole senza fermarmi a visitarlo più di tanto, troppa gente, si passa il boschetto e poi eccoli, i tornanti, segno che qua si sale e bene: fortunatamente, questi tornanti non sono troppo cattivi, e riesco a pedalare bene, riuscendo a godermi il paesaggio che mi circonda. Fiumiciattoli che scendono dalle montagne, grandi prati, boschi, un paio di marmotte che mi dicono buongiorno, cime innevate, è gioia per gli occhi! Si sale così fino allo sbarramento del Lago Serrù, un enorme muro con un'enorme scritta "Città di Torino", affascinante come l'uomo abbia costruito una diga fino quassù. Mi fermo per mangiare, ho bisogno di qualche caloria, e incredibilmente, mentre mi mangio il classico panino con la marmellata, trovo una macchina targata Verona, e da li esce Marco, un ragazzo di Verona... ma che incontri si fanno a quota 2200??
Passo il lago Serru, poi quello Agnel, ormai sento che la meta è vicina, ma purtroppo non pedalo più veloce delle nuvole, che mi raggiungono e mi circondano. Intorno a me, solo la nebbia, non riesco a vedere ne giù, ne su! E no eh! Non sono venuto fino al Nivolet per poi non godermi neanche il paesaggio! Lo scollinamento a 2612 avviene con la nebbia, sotto al cartello ci sono altri ciclisti per le foto di rito, io proseguo (dopo la foto, ovviamente), mi infilo nella nebbia e scendo fino ai due rifugi nell'altro versante, un km più avanti. Poi, la strada finisce. Come che finisce, direte voi?? Eh si, finisce, non c'è più asfalto, ci sono solo sentieri di montagna per proseguire verso la Valle d'Aosta! Ed è quelli che seguirò, assieme alla fedelissima bici da corsa, che, lo so già, mi sta maledicendo.
Fortunatamente, dall'altro lato la nebbia non arriva, così posso godermi lo spettacolo, in fondo ci sono le montagne e il Gran Paradiso, mentre io pedalo e cammino nella valle, un grande prato attraversato da un ruscello e abitata da qualche pascolo di mucche. Il sentiero è stretto, ma largo abbastanza per passare in bicicletta, ma è difficile fare più di 300 metri in sella, spesso grandi pietre si sotituiscono alla terra battuta e sono costretto a scendere dalla bici, ma anche quando il terreno si fa paludoso è difficile avanzare. Ma così sarebbe anche accettabile, il difficile viene dopo, quando arrivo alla croce, che segna l'inizio della vera discesa verso la località Pont, 300-400 mt più in basso, dove comincia la strada asfaltata e sede del più alto camping d'Europa. Dalla croce comincia un sentierino, una mulattiera, ripido, stretto e pietroso, che neanche il più folle mountain biker si sognerebbe di fare, e io già sto male a pensare che dovrò portare giù la bici a spalle, con il peso aggiuntivo dei bagagli. Approfitto del magnifico paesaggio per mangiare, e faccio conoscenza di Angelo ed Erika, due camminatori che queste zone le conoscono bene: loro sanno a cosa vado incontro....
Io lo scopro ben presto. La bici sulla spalla non è per niente leggera, poi io che non ho molta ciccia sulle spalle mi sento il ferro direttamente a contatto con le ossa: rimedio riempendo il sacchetto del pane con i manicotti e mettendomelo sopra la spalla, come per fare un cuscino, ma non serve a molto. Inoltre, la bici mi squilibria, e rischio un paio di scivoloni epici che mi avrebbero fatto raggiungere il fondo valle decisamente più velocemente! Però, passo per passo, raggiungo il boschetto ed infine il campeggio, è fatta! Sono in Valle d'Aosta! In uno dei bar della piccola località incontro di nuovo Angelo ed Erika, che sono curiosi di ascoltare la storia del mio viaggio e gentilmente mi offrono una santa birretta: piacevole la chiacchierata con loro, abituati a queste montagne, conoscono tutti i rifugi qua intorno... anche questa è una zona da ri-esplorare a giro terminato.
Da Pont ad Aosta è tutta discesa, ora la vita è facile! Scendendo attraverso tutta la stupenda Valsavarenche, una stretta valle circondata da alte montagne che paiono ripiegarsi sul piccolo ma impetuoso fiume Savara. Scendo velocissimo, anche perchè si sta facendo tardi, e in pochissimo tempo arrivo a valle, incontrandomi finalmente con la Dora Baltea, l'azzurro fiume che attraversa la piccola regione alpina. Pedalare a fondo valle è decisamente più caldo, ed è uno spettacolo fatto di vigneti, castelli e montagne, pare di essere catapultati indietro nel tempo, mi aspetto di vedere spuntare fuori un drago, ma le macchine e il traffico disturbano queste mie visioni medievali... Sulle pendici della valle abita Ambra, un'amica di una ragazza di couchsurfing che gentilmente mi ospiterà per la notte. Non potevo chiedere migliore compagnia, tra l'altro anche lei è una ragazza molto sportiva, viene da una gara di corsa, e mi trovo bene sin dall'inizio. Per cena ci raggiunge un altro amico, anche lui appassionato di corsa, estrema però, lui si sta preparando per il giro della Val D'Aosta correndo, circa 300 km... decisamente più estremo del mio giro d'Italia!



Cascate in Val Orco


Orco can!


Orco boia!


The Gate of Orco's Valley, epica


Salendo per la salita, orco diaolo!


Orco che fatica! Povero pollo Paul, gli manca l'ossigeno...


E sulla montagna incontro Marco, che roba


Il primo lago del Nivolet


Il secondo...


Il Nulla avanza...


Ed ecco la cima, da dove non si vede un tubo!


...e la piana sotto la cima, la in fondo il Gran Paradiso


Tutto questo farselo in bici da corsa, eeeeeh, che roba...


Questa discesa mi ha messo in croce...


Pont


Strettissime gole nella valle


Uno dei mille milllllioni di castelli in valle d'Aosta

Tappa 47 - Roddi - Salto

LA STRADA VERSO LA MONTAGNA - Tra le colline del Roero, nuovi compagni d'avventura e pianura

Roddi - Salto: 141 km

Oggi è il giorno di preparazione per la grande montagna, il Nivolet, che affrontero' domani. Non ci puo' stancare troppo, quindi me la prendo tranquillamente, dalla tappa non mi aspetto molto ma avro' qualche bella sorpresa.
Da Roddi vado direttamente ad Alba, che pensavo fosse migliore, e che invece mi delude un po': saranno le nuvole, o il mercato del sabato, che occupa tutte le strade del centro, ma non rimango affascinato dalla cittadina delle Langhe, molto meglio la zona che la circonda. E anche quella che la segue, a dire il vero! Che magari non sarà famosa come le Langhe, ma è altrettante affascinante, ovvero la regione Roero. Prima di inoltrarmi tra queste dolci colline, anch'esse sfruttate per produzione del vino, mi fermo ad un negozio di bici, questa volta non per un problema meccanico immediato, ma per prevenirlo. E' da qualche giorno che sento un rumorino non del tutto piacevole provenire dai pedali, e quindi mi faccio sostituire il pignone, che in effetti era ormai quasi del tutto consumato, e ne approfitto pure per farmi cambiare i freni, ormai al limite. I clienti e il proprietario del negozio si interessano e si appassionano al giro, facciamo una bella chiacchierata e il proprietario mi fa un super sconto sulla riparazione, molto gentile...
Poi, salendo le prime rampe del Roero, poco piu' sotto di me vedo un altro cicloviaggiatore, lo aspetto ed è cosi' che conosco Andrea, che viaggia da Tolosa per visitare la sua famiglia a Biella:  e' raro trovare cicloviaggiatori italiani! Per un po' andiamo nella stessa direzione, è piacevole pedalare nuovamente con qualcuno che condivide le stesse passioni, ci vorrebbe sempre un Tommy in compagnia! Andrea rimane con me solo per una decina di km, poi ci dividiamo, lui va direttamente a Biella, io la raggiungero' dalle montagne tra un paio di giorni...
Al Roero si sostituiscono altre zone collinari, meno belle ma tranquille ed immerse nel verde, è qua che è nato Don Bosco , c'e' pure un enorme santuario-palazzone in suo onore (e pure non bello...). A Castelborgone incontro un altro ciclista, non un viaggiatore a lunga distanza, ma un appassionato delle due ruote, come ce ne sono tanti qua in Piemonte: finalmente una regione dove la gente pedala! Ed è cosi' che il buon Stefano mi accompagna per una quarantina di km, e meno male, grazie alla compagnia la piattezza del paesaggio risulta meno noiosa, siamo arrivati in pianura Padana e attraversiamo pure il Po! Significa che ormai sono vicino alla meta! La pianura sarà anche poco interessante, ma è bello poter pedalare di nuovo per decine di km senza dover vedere una collina che spezza il ritmo!
Dopo Montanaro (tipico nome di paese di pianura...) Stefano mi lascio, io proseguo solo fino a risalire nuovamente, sono di nuovo in zona Alpi. Passo per Agliè, che sorprende per il suo bel castello di mattoni rossi, e Castellamonte, fino ad arrivare finalmente a Cuorgnè, dove inizia la valle Orco, che dovro' seguire domani per arrivare al Nivolet. Visto che ne ho ancora, pedalo fino a Pont Canavese, borgo medievale all'intersezione con la Val Soana, mi dirigo verso la parrocchia per vedere se la chiesa ha un luogo dove farmi dormire, ma niente, sembra che qua non abbiano neanche un posticino... mah... tra l'altro la parrocchia è praticamente un castello sotto una rocca! Allora torno indietro, verso Cuorgnè, ma mi fermo prima, nel piccolo centro di Salto, che ha pure una parrocchia. A condurla, don Attilio, già abbastanza in la con l'età, che mi accoglie in piemontese stretto, si comincia bene... Incredibilmente, mi accetta e mi mette dentro una stanzetta del catechismo, ma è super sospettoso, mi fa addirittura la fotocopia della carta d'identità e mi avvisa che c'è tutta la comunità ad osservarmi, e quindi di stare attento a cio' che faccio. Eeeeeeh, addirittura! Mi rubero' un cero dalla chiesa, potrebbe essere utile! Con la benedizione di San Giacomo (quello di Compostela), al quale è dedicato la chiesa, me ne vado a letto prestissimo per essere bello fresco per il tappone di domani!


Le colline del Roero


Il pollo Paul sembra assaporare il buon vino che verrà fuori da queste colline


Pausa pranzo con massime scritte sulle panchine...


Il Po!!! Il pollo Paul ritorna al very very nord!


Il castello di Agliè e il castellano pollo Paul

Tappa 46 - Albenga - Roddi

VINO E TARTUFI - Attraversando nuovamente le Alpi fino alle Langhe

Albenga - Roddi: 120 km

Emanuela è una tosta, invece di dormire si sveglia presto per fare colazione con me e portarmi in giro per farmi vedere Albenga; tra l'altro, gentile anche la mamma che porta le focaccine...
Vederla cosi', senza nuvole e con poca gente in strada, è tutta un'altra cosa, l'avevo già visitata a gennaio, ed entrare nei suoi vicoletti ed incappare con una delle sue molte torri da' sempre una bella sensazione. La strada comincia in salita dopo pochissimi km, e qua devo dire addio a due compagni di viaggio che non vedro' mai piu' in questo viaggio: il primo e' il mare, che lascio alle mie spalle, l'altro è la catena degli Appennini, che in verità ho lasciato da ieri pomeriggio, ma che ancora si puo' vedere da Albenga. Ma, finalmente, rivedo le Alpi, in questo caso le Alpi Marittime, oggi dovro' scollinare sul passo del San Gottardo, robetta facile, solo 960 mt, ma mi permetterà di entrare in Piemonte, alle colline prima e poi verso la pianura.
Inizialmente la strada leggermente ed attraverso dei paesini medievali molto interessanti, soprattutto Zuccarello, situato sulla sponda destra del fiumiciattolo che attraversa la valle e raggiungibile con un bel ponte ad arco. Ogni tanto spunta qualche torre medievale e o un castello tra i boschi, poi la strada lascia si allontana dal fiume e comincia a salire in maniera piu' decisa. Si nota che effettivamente le montagne fanno parte delle Alpi, sara' l'aria, il verde dei boschi, la forma delle cime, ma mi sento effettivamente piu' vicino a casa a vederle (ed effettivamente, non sono piu' cosi' distante...). La cima della montagna è riconoscibile dalla presenza delle pale eoliche, che le donano un certo fascino, e superato il passo sara' tutta discesa fino a Ceva, ma una discesa falsa e lunga, nel senso che bisogna pedalare tutto il tempo, quindi non me la godo neanche: faccio una pausa solo a Garessio, ad inizio discesa, un altro borgo medievale costruito in posizione invidiabile sotto la montagna.
Da Ceva non si fa altro che scendere piano piano, seguendo il serpentoso fiume Tanaro, che ha scavato violentemente la roccia creando delle specie di piccoli canyon: famose le sue piene ed alluvioni, l'ultima nel 2009. Sono privo di energie, stranamente, sarà l'afa, ma tre palline di gelato al formidabile prezo di 1,20 riescono a rimettermi in sesto per affrontare degnamente le Langhe. Le Langhe sono le colline intorno ad Alba, meravigliose, ora dolci, ora piu' pendenti, coperte da infiniti vigneti intervallati solamente da borghi medievali, spesso posizionati in cima. Il primo paesetto che incontro è Novello, dalla quale si puo' godere di un'ottima vista, mentre il secondo, posizionato piu' sotto, e' il famoso Barolo, reso celebre dal vino. Pedalare per queste colline è meraviglioso, ci sarebbe da passare piu' giorni in questa zona, ma il Grande Giro d'Italia prosegue quasi fino ad Alba, fino al piccolo villaggio di Roddi, a quattro km dalla capitale del tartufo. La' è Nicoletta ad accogliermi, anzi, prima è sua mamma a darmi il benvenuto a casa: poi, quando arriva lei, si parlerà soprattutto di bicicletta, anche lei è una ciclista. Lei va in mountain bike, suo padre in bici da corsa, quindi ci si capisce subito, e poi è tornata da poco da un inter rail nel nord Europa... L'unica cosa è che non le piace il vino, ma come si fa nelle Langhe?? Vabbè, la perdoniamo...



Il ponte di Zuccarello


Ah, da loro fa frazione!


All'attacco dei mulini!!!!


Il Tanaro


E so goti a Barolo!!!

martedì 12 agosto 2014

Tappa 45 - Rapallo - Albenga

LA COSTA LIGURE, PART II - Seguendo il mare fino ad arrivare in terra amica

Rapallo - Albenga: 135 km

Oggi voglio arrivare presto a fine tappa, ad Albenga mi ospiterà Emanuela e ho voglia di rivederla!
Per questo, si pedala rapidi, e pare pure che la gamba ci sia. La strada comincia subito in salita, fino a Camogli praticamente si prende quota, ma è primo mattino, quindi fa pure fresco e non ci sono problemi. Come ieri, anche qua la bellezza della costa è deturpata dalla presenza di troppi villaggi costruiti a ridosso del mare, da Recco a Genova è piu' o meno tutta cosi'. Incontro anche un paio di viaggiatori bulgari, che tornano al loro paese in bici, da Barcelona: la ragazza sta già spingendo la bici in questa piccola salita, chissà quando troverà gli Appennini!
Genova già la conosco, mi piace parecchio, ma arrivarci in bici toglie parecchio fascino, la periferia ti risucchia e le strade sono troppo trafficate, si rischia la pelle a pedalare in questi stradoni! Comunque, un giro nel centro storico me lo concedo, passare tra le viuzze cantate da De Andrè è sempre un'emozione, a Genova si vivono forti contrasti, tra le prostitute vicino a Via del Campo e i palazzi sontuosi di Via Garibaldi.
Anche uscire da Genova non è proprio facile, lo faccio passando vicino alla mitica Lanterna, il faro della città, ormai lasciato quasi in disparte nell'area portuale. Seguendo per Savona passo da Voltri, dove è ancorata la celebre Concordia, poi i villaggi si diradano un po', almeno tra gli uni e gli altri c'è un po' di niente, non come prima. La tappa prosegue veloce, anche se c'è del fastidioso vento contro non incontro difficoltà montuoso, fino ad arrivare a Savona, dove mangio ai piedi delle torri e della rocca della città.
Il tratto di costa si fa decisamente piu' interessante, l'acqua riprende a essere piu' splendente, e la strada piu' panoramica, e si attraversano paesini carini, come Noli, vecchia repubblica marinara dal centro storico interessante. Metto la marcia pesante e pedalo veloce, Emanuela deve andare a lavorare e cerco di arrivare ad Albenga prima delle cinque. Emanuela l'ho conosciuta un paio di anni fa nel treno che mi portava in Italia dopo un anno e mezzo in Sudamerica, poi ci eravamo ritrovati a Verona e nuovamente ad Albenga, quando me ne stavo andando in Francia, che storie! Al lavoro ci vado con lei, nella panicoteca di Carlo Levi, giusto il tempo per evitare la pioggia, la solita pioggia che pare seguirmi in ogni regione che attraverso, ma è possibile che in questa estate debba piovere cosi' tanto??
Dopo il lavoro ci ritroviamo con Maurizio, il suo ragazzo, e andiamo a mangiare la farinata dal mitico Puppo, che la pancia te la riempie per bene con le sue delizie liguri. La città è un po' vuota, ma l'apprezzo molto di piu' cosi' che invasa da turisti. La citta' delle cento torri e' decisamente affascinante, con stretti vicoli medievali, innumerevoli torri, e le mura che la circondano. Gelatino, passeggiata in costa, chiacchiere infinite con Maurizio sul Sudamerica, ed e' gia' l'ora di andare a letto... E che letto sia+



Anche un pollo era alla guida della Concordia...


Rocca di Savona


La bella costa dopo Finale Ligure


Portici della Repubblica Marinara di Noli


Le torri di Albenga

Tappa 44 - Aulla - Rapallo

L'ALTA VIA COSTIERA - Viaggio nelle Cinque Terre e nell'ondulata costa ligure

Aulla - Rapallo: 112 km

Le Cinque Terre, è da un sacco che non le vedo, ci voleva proprio questo viaggio per ripassare per quelle bellissime zone: sempre che la bicicletta me lo permetta!
La mattina vengo "coccolato" da Silvana, premurosa come una mamma, che mi riempie di bontà locali, focacce, pizzette, la torta pasqualina e quella genovese con il riso, e altre delizie che mi danno la carica giusta per la pedalata. Devo arrivare ad Aulla camminando, ma la signora dell'alimentari di fronte alla casa di Silvana mi ci accompagna in macchina, almeno questa fatica è risparmiata. Purtroppo, il ragazzo del negozio di biciclette non è riuscito a rimediare una ruota, ma ha contattato un collega di un negozio di un paesino vicino, Vezzano, che ha una ruota adatta alla mia bicicletta. Da Aulla a Vezzano sono 13 km, lui mi stringe la ruota per far si che stia il piu' unita possibile, ma riesco a pedalare con la ruota dritta solo per un paio di km, poi sono 10 km di sofferenza, con fastidiosissimi rumori provenienti dal mozzo che mi fanno preoccupare tantissimo per la salute della mia vecchia bicicletta, povera Poderosa...
Al negozio ci arrivo in quasi un'ora, avanzo lentissimo, ma almeno la i ragazzi del negozio riescono a sistemarmi il problema, anzi lo eliminano completamente mettendo una ruota nuova. E' tardissimo, sono già le undici e ho pedalato solo una decina di km, e mi becchero' il caldo infernale quando il sole è proprio allo zenit. Passo velocemente per La Spezia, e la salita comincia subito: ma come, direte voi, se devo fare la strada della costa? Eh, qua, per fare la costa, si deve salire! E non di poco, tra l'altro... Pero', lo spettacolo che si vede da lassu' è notevole, si vede il mare blu la in basso, con la scogliera a picco sull'acqua e i terrazzamenti per i vigneti che decorano sinuosamente la montagna. Tra i paesini delle Cinque Terre voglio visitarne almeno uno, e scelgo Manarola, il secondo venendo da La Spezia, che è quello piu' semplice da raggiungere, "solo" due km di discesa (quindi poi salita) ripidissima verso il mare. Il paesino è uno spettacolo, le case colorate ed arroccate ben contrastano con il colore del mare, creando un atmosfera da set cinematografico: peccato per i soliti turisti che la affollano, cosi' non sembra neanche un paese di pescatori, ma un paese dei balocchi...
Uscire da Manarola è piu' che faticoso, e anche sulla strada principale si fatica non poco, mi tolgo pure la maglietta, fa un caldo cane a pedalare a queste pendenze e con questa temperatura. La strada sale molto, ma poi si assesta in altidutine per parecchi km di saliscendi prima di scendere di nuovo, in picchiata verso Levanto. Tutta questa salita (e rispettiva discesa) mi sembra inutile, anche perche' poi sono costretto a risalire. E si sale porco cane, e si suda, oggi picchia il sole! Ma, come sempre, la salita porta ad avere visuali molto piu' interessanti, si passa anche attraverso boschi inaspettati nella costa ligure, e si riescono a vedere pure i paesini dell'entroterra, sicuramente meno affollati di quelli della costa. In cima alla montagna la strada si ricongiunge all'Aurelia, poco prima della fontanina dedicata a Marco Pantani, e poi basta, praticamente la parte dura della giornata è finita, da qua in poi è tutta discesa fino a raggiungere Sestri Levante: poi, a parte un paio di salitine di un paio di km, per Rapallo c'è solo pianura.
Fino ad adesso di macchine ne avevo viste ben poche, ma i km che mancano per raggiungere Rapallo sono parecchio trafficati, anche perchè la costa sembra un lunghissimo villaggio: non c'è neanche lo spazio per finire un paesino, che ne comincia in altro, pare di essere a Rimini, beh non proprio, ma quasi! Non mi fermo in nessuno di loro, sembrano tutti uguali, carini ma troppo affollati, non ho voglia di essere circondato da mucchi di turisti. Finalmente raggiungo Rapallo, la piu' carina della zona, e mi incontro con Paola, che non mi potra' ospitare ma che e' riuscita a trovarmi un posto dai preti, va di lusso! A Rapallo poi, dove è piena stagione turistica... Con Paola passeggiamo un po' tra i quartieri della città per raggiungere la sua casa, dove sono invitato a mangiare, anche la sua famiglia e' gentile e mi preparano una buona cenetta, pure col pesto fatto in casa... Si chiacchiera molto, anche Paola e' stata ragazza alla pari in Irlanda e ci scambiamo i ricordi di quella bella terra. Poi, inesorabile, arriva l'ora del letto, quello dei preti va benissimo e a me, dopo tutto il sole e i saliscendi della giornata, non serve tanto a cadere tra le braccia di Morfeo...


Il pollo Paul boccheggia dopo la salita che lo ha portato fin quassu'


Manarola


Terrazzamenti delle Cinaque Terre


E la strada sale...


Rapallo

lunedì 11 agosto 2014

Tappa 43 - Pontedera - Aulla

L'IRRISOLVIBILE PROBLEMA MECCANICO COLPISCE ANCORA - Lucca e Garfagnana, pioggia e danni meccanici

Pontedera - Aulla: 103 km (+ 35 di autostop)


Ce n'è sempre una ultimamente, non si può pedalare serenamente! Ma finiranno prima o poi questi problemi!
Ma andiamo con calma... La giornata comincia bene, sarebbe meglio se ci fosse un po' di sole, ma almeno si parte freschi con le nuvole che rinfrescano un po'. Da Pontedera, con la bici felice di essere senza i cumuli di terriccio accumulati nella corona, seguo la strada che affianca il monte Serra per una ventina di km, prima di arrivare alla bellissima Lucca. La conosco di già, ma non mi stancherò mai di visitare questa cittadina toscana della quale mi sono innamorato: saranno le chiese, le mura perimetrali, i vicoli acciottolati, il dialetto toscano nell'aria, questa è una delle mie città preferite in assoluto. Visito velocemente, anche se me ne starei ore tra queste mura, ma ci sono nuove ed inesplorate destinazioni da scoprire, bisogna andare!
L'obiettivo è la Garfagnana, regione incastonata tra le Alpi Apuane a ovest e l'Appennino Tosco Emiliano a est, attraversata da nord a sud dal fiume Serchio. Per arrivarci la strada non è delle più belle, è alquanto trafficata, anche perchè è la stessa direzione per la strada che possa al passo dell'Abetone. Comunque, dopo qualche km a pedalare tra brutte strade anonime, entro nella valle, dapprima larga e poi sempre più stretta, seguendo il Serchio, che sale piano piano. La prima sorpresa della Garfagnana è il maestoso ponte della Maddalena, meglio conosciuto come Ponte del Diavolo, un ponte leggiadro che unisce le due rive del Serchio. Come ogni ponte del Diavolo, la leggenda è la stessa, cioè quella del costruttore del ponte che vende l'anima della primo essere che passi il ponte al diavolo, e alla fine fa passare un animale. Pian pianino si sale, e si sale bene, ho la gamba buona oggi, quindi mi permetto una deviazione anche a Barga, borgo medievale posizionato in alto sulla sponda destra del fiume.
Da Castelnuovo di Garfagnana le cose si fanno più serie, la salita sale con più cattiveria, ma neanche tanto, e poi lo so, il passo è a 850 mt circa, robetta insomma, dopo aver fatto salite come l'Etna, il Terminillo e il Gran Sasso! Purtroppo, le nubi si raddensano sempre di più, e superata Piazza al Serchio comincia a piovere, prima leggermente, poi con maggiore intensità, fino a diluviare di brutto, con tuoni e fulmini a completare l'opera. Mi rifugio sotto un tunnel, meglio aspettare che finisca il temporale, non ho nessuna voglia di beccarmi un fulmine!
Il temporale finisce dopo una quarantina di minuti,, io riparto ma dopo qualche km sento un rumore strano venire dalla ruota posteriore, "clac clac clac...". Si sarà rotto un raggio?? No... Allora riparto, chissà cos'era... Pochi metri e di nuovo lo stesso rumore. Terribile rumore. Guardo la ruota come gira ed è tutta piegata. Ho capito, è il mozzo. Saranno partite tutte le sfere, o qualcosa del genere, ma è un problema assai grave, con una ruota così non vado da nessuna parte. E adesso che faccio?? Mancano 5 km per scollinare e altri 30 per arrivare ad Aulla, o sennò devo tornare indietro a Castelnuovo e cercare un negozio laggiù... Decido di avanzare verso Aulla, inizialmente cammino, poi comincio a fermare tutte le macchine che vedo, prima o poi una mi darà un passaggio! Un signore si ferma e decide di aiutarmi: non deve andare fino ad Aulla, ma almeno fino alla prossima stazione del treno riesce a portarmi. Alla stazione del treno di Gassano ci arrivo alle cinque e mezza, ma il prossimo treno è alle sei e mezza... Troppo tardi, i negozi chiuderanno verso le 7 e mezza. Fortunatamente, passa un furgoncino, che capisce il problema e mi porta fino davanti al negozio di biciclette di Aulla. Purtroppo, il proprietario del negozio non ha tempo, ed è pure piuttosto scorbutico, e non riesce ad aiutarmi, mentre un signore si offre di accompagnarmi fino all'altro negozio di biciclette, appena aperto, all'altro lato di Aulla. Sono 2 km terribili, sento la ruota soffrire, e con lei soffro anch'io.
Al negozio, che fortunatamente è ancora aperto, c'è Enrico, che nonostante sia in chiusura, tenta di aiutarmi in ogni modo: si tiene la bicicletta, e in serata vedrà se riesce a recuperare un cerchione nuovo per la bici, anche perchè non la può riparare. Io gli lascio la bici, tanto è la mia unica speranza.
Devo andare a Terrarossa, dove abita Silvana, mamma di Paolo, sono 4 km da Aulla, ma dopo una giornata così quattro km sono tanti! Meno male che due tedeschi mi hanno dato un pasaggio, sennò sarei rimasto a camminare ancora un'ora. Da Silvana vengo servito e riverito come un principe, con deliziose pietanze, quali i leggendari Testaroli,s specialità locale con il pesto, che è la fine del mondo, focaccine e torta pasqualina
Con la pancia piena e con la speranza che Enrico trovi una ruota nuova, crollo a letto dopo poco, ho fede nei lunigiani!!