Rieti - Pizzoli: 107 km
L'imprevisto, l'improvvisazione, un po' d'avventura: se non ci fosse tutto ciò, il viaggio non sarebbe poi così interessante. Oggi le difficoltà da superare sono state due: la montagna e il problema meccanico.
La mattina è abbastanza freschina in pianura, aveva ragione Giorgia a dirci che a Rieti non fa tanto caldo la sera e nelle prime ore del mattino, ma c'è il sole, che ben presto riscalderà la giornata. A riscaldare la giornata ci pensa anche il Terminillo, che comincia duro già dai primi metri, appena dopo Vazia. E' una salita lunga, di oltre 20 km, ma soprattutto noiosa, con pendenze costanti del 7-8%, quattro tornanti in tutto, una strada circondati da alberi che ostacolano la vista sulla valle di Rieti: il versante reatino per affrontare il Terminillo è certamente il meno interessante. Tiriamo il fiato solo in un paio di occasioni, sul Piano di Roscie e sul Pian dei Valli, per il resto si sale costanti fino a Campoforogna, sempre con il solito paesaggio: meno male che la gamba è buona, molto meglio di ieri, e saliamo abbastanza agilmente.
Da Campoforogna la strada spiana un po', il Terminillo si fa più brullo, e l'ambiente intorno a noi migliora decisamente, si vede la cima della montagna e i tornanti ci guidano fino al passo, a quota 1901: beh dai, in fin dei conti il Terminillo non è stato poi così difficile! Ma l'evento più curioso è stato trovare Stefano Accorsi (si, l'attore!) poco prima delle ultime rampe per il passo, in procinto di girare un corto: Tommy lo saluta e riusciamo a farci fare un video con lui nel quale saluta il Grande Giro d'Italia... diventeremo famosi???
La discesa è spettacolare, veloce, si passa per una faggeta ombrosa, anche se bisogna dribblare le buche e fare attenzione alla ghiaia, fino a quota 1000, dove raggiungiamo il paese di Leonessa (ma non sarà mica stato un avamposto della Repubblica di Venezia?). Anche se siamo a 1000 mt, fa caldo, sono le due e mezza, e dopo una visita del bel centro storico medievale ci rendiamo conto che non abbiamo quasi niente da mangiare e tutti i negozi sono chiusi. Proviamo ad entrare in un ristorante, la trattoria da Felicetta, per chiedere del pane: anche se in chiusura, dopo cinque minuti veniamo serviti da Stelvio, titolare del locale, con un paio di enormi piattoni di salumi e formaggio. Facciamo quattro chiacchiere con lo staff del locale, tra l'altro molto carino, una casa antica e accogliente (come la gente che ci lavora dentro), ed al momento di chiedere il conto, Stelvio ci risponde che è tutto offerto: il Grande Giro d'Italia incrocia nuovamente delle persone dal cuore grande!
Con la pancia piena e carichi di energie andiamo su e giù per le strade isolate di Leonessa, con grandi scorci e una discesa finale che ci porta fino a valle, sulla strada Salaria. Decidiamo di salire verso il lago di Campotosto per le stradine piccole di montagna, evitando il traffico della Salaria, ed è la scelta giusta, perchè la valle della zona di Borbona (siamo già nella zona del Regno delle Due Sicilie??) è assai affascinante, dal gusto rurale, con salite dolci e abbastanza ombrose. Purtroppo, il problema meccanico è sempre dietro l'angolo, e nella salita che porta a Montereale, quando tutto sembrava andare bene... sdleng! Raggio rotto. Stavolta è la bicicletta di Francesco, ruota dietro, quella più carica. Mannaggia, non poteva capitare ieri che eravamo a Rieti? E qua in mezzo alle montagne dove sarà un meccanico? Boh!
Non ci resta che salire e arrivare a Montereale, magari là c'è qualcosa. Chiedendo ai carabinieri scopriamo che l'unico biciclettaro dell'area è a valle, a Pizzoli, a 20 km da li. Siamo di fronte ad un bivio: fregarsene del raggio e salire a Campotosto, e il giorno dopo affrontare Campo Imperatore forse trovare un negozio, o scendere a valle e rinunciare, a malincuore, a Campotosto? Si decide di scendere, meglio non rischiare, se un raggio è rotto, sicuramente se ne romperà un altro dopo qualche km. Facciamo praticamente una cronometro per arrivare a Pizzoni, bisogna arrivare prima delle sette e mezza, e ce la facciamo per un pelo. Il nostro angelo custode oggi si chiama Enrico, mette a posto il raggio e alla fine, anche lui, non ci chiede niente per il servizio, il Grande Giro d'Italia deve andare avanti: un'altra persona splendida.
Si fa tardi, e bisogna trovare un posto dove dormire. A Pizzoli proviamo a chiedere al parroco, e come già sperimentato, il potere clericale ci risulta un tantino freddo e disinteressato, mentre troviamo grande appoggio al bar del paese (il Dio Bacco è forse più interessato al ciclismo... sicuramente era tifoso di Ivan Gotti!), dove infine un signore ci offre il suo terreno fuori dal paese per mettere la tenda. Ce lo descrive come un luogo semplice e con niente attorno, ma recintato, ma alla fine, quando ci porta a visionare il luogo, ci troviamo di fronte ad un container con letti e cucina! Ritorniamo al bar per riprendere le biciclette, ci raccontano alcune storie sul terremoto dell'Abruzzo (dai soliti magna magna, alla costruzione delle nuove case e sugli interventi post terremoto, con delle opinioni a volte un po' discordanti...), ce ne torniamo verso il container.
Dopo un po' arriva nuovamente il signore del terreno, con il resto della famiglia, per portarci cioccolata, pesche uova. Noi non possiamo che accettar nuovamente, ringraziando eternamente anche loro. La gente è buona!
A farci da guardi stasera ci sono tre bei cagnoni affettuosi, si dormirà bene, al coperto, e al sicuro!
Ultimi metri prima di arrivare al Passo del Terminillo
Il pollo Paul è un po' affaticato dopo tutte quelle curve
In discesaaaaaaa!!!
Leonessa. Roar!
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