SEMPRE PIU' A SUD - Il Pollino e l'entrata in Calabria
Viggianello - Bisignano: 127 km
Svegliarsi con la nebbia in Basilicata, a luglio non è mica
normale, e noi invece ce la siamo beccata!
Pare che stiamo portando il maltempo un po’ ovunque nel sud
Italia ultimamente, stamattina abbiamo portato dell’invernale nebbia padana tra
le montagne del Pollino.
La mattina ci svegliamo con la sorpresa del guardiano della
casa canonica, che andando in bagno di primo mattino ci vede buttati nel salone
con i sacchi a pelo, ma non sembra molto interessato a noi, anzi, non dice
proprio una parola, e ci lascia in pace, sarà abituato a questo tipo di
incontri… Viggianello l’attraversiamo praticamente con i fendinebbia, ma dura
poco, saliamo di qualche metro e la situazione cambia totalmente, il sole
ricomincia a brillare, si vedono le montagne e la valle sottostante, ancora
coperta da uno strato di nubi basse. Oggi la tappa comincia in salita, bisogna
raggiungere il massiccio del Pollino, a più di 1500 mt, e pedaleremo
praticamente nel nulla per una quarantina di km, l’ultimo villaggio è proprio
Viggianello. La salita non è difficile all’inizio, i primi km si pedalano bene,
ma è quando si entra nel parco vero e proprio che le pendenze si fanno toste.
La strada va su irregolare, a rampe del 13-15% si intervallano dei falsopiani
che ci permettono di rifiatare e di apprezzare il selvaggio panorama intorno a
noi: pedaliamo su una sottile striscia di asfalto circondato da campi, boschi e
pascoli, vediamo mucche, capre e anche cavalli, e non ci meraviglieremmo se
trovassimo un lupo od un orso, mentre incrociamo solo due macchine in due ore.
Quando entriamo nel boschetto si fa dura, qua si sale al 15%, senza pietà, e si
raggiungono in fretta i 1500 mslm, fino al rifugio posizionato poco prima della
santa discesa. Beh, rifugio, è da due anni che ci sono dietro con i lavori, è
comunale e quindi ci si mette un sacco per metterlo a posto.
Dal passo poi è praticamente tutta discesa per 20 km, facile
e panoramica sulla sottostante valle: laggiù è già Calabria, e man mano che
scendiamo sentiamo il calore che aumenta. Il primo paesino che raggiungiamo
dopo molti km abbastanza selvaggi è Morano Calabro, un bel borgo arroccato su
una collinetta, dotato di un castello normanno in rovina, che sovrasta un
labirinto di viuzze e casette di pietra: per noi rimarrà indimenticabile per un
gigantesco panino alla ricotta e marmellata, che ci fa dimenticare le energie
perse nel Pollino.
Decidiamo di cambiare tragitto, non passando più per
l’Altomonte (ahimè, pare che sia una zona molto carina…), scegliendo la statale
più a valle, per evitare il più possibile il provabilissimo temporale
pomeridiano in quota, se ci bagniamo a valle almeno è più caldo! Si scende fino
a Castrovillari, e la scelta di modificare il percorso si rivela fortunata:
Tommaso rompe un raggio della bicicletta, e qua a Castrovillari di negozi ce ne
sono due, mentre più sulle montagne non avremo trovato molti posti per
ripararlo. Il primo ad aiutarci è Giuseppe, proprietario di Iron Bike, che
nonostante sia sprovvisto di raggi, cambia i freni della bicicletta di Tommaso,
ormai completamente consumati. Mentre avviene il cambio freni, comincia
l’acquazzone delle 15, sempre più puntuale, e noi ce la ridiamo sotto i baffi
mentre aspettiamo dentro, all’asciutto. Giuseppe è gentilissimo, ed oltre a
regalarci dell’olio per la catena, non chiede neanche un euro per il cambio
freno! Il temporale non dura molto, e noi ci spostiamo poco più avanti, nel
laboratorio di Mario, un signore anziano e molto esperto, che ripara i raggi
della bicicletta di Tommaso con precisione chirurgica, per poi richiedere un
prezzo irrisorio per il lavoro.
Da ... fino a … la strada è dritta, lunga e noiosa, una
statale trafficata a evitare, ma che ci porta velocemente più a sud…
Ricominciano le stradine piccole, e anche le salite, ma si affrontano con
piacere, perché ormai siamo entrati nella Valle Incantata. Valle incantata
perché è piena di alberi di pere, ovunque, anche a bordo strada, e allora noi
ci facciamo una scorpacciata di questo delizioso frutto, roba quasi da star
male da tante che ne abbiamo mangiate!
A Bisognano ci arriviamo che il sole è quasi scomparso
dietro le montagne, il paese ci accoglie con l’immagine di Frate Umile, un
frate nato qua, francescano. Noi lo conosceremo bene perché, arrivati a
Bisognano, andiamo a colpo sicuro a chiedere ospitalità al convento dei Frati
di Sant’Umile. E’ don Franco ad accoglierci in maniera regale, prima
nell’antico chiostro della chiesa, poi indicandoci le stanze dove dormiremo e
poi ristorandoci con una cena a base di formaggi locali e nduja, la famosa
salsiccia locale con il peperoncino. Saranno Francescani, ma quando si tratta
da mangiare, non sono mica tanto umili! Noi ringraziamo tanto, anche per la
bella presenza di Don Franco, che ci racconta la storia di mezza famiglia e del
paese con precisione millimetrica: poi andiamo a testare i letti, immagino che
qua si dormirà da Dio!
Il selvaggio parco del Pollino, mucche e poco altro...
Solo una piccola lingua d'asfalto lo attraversa... e il pollo Paul...
E la strada si inerpica tra i boschi
I tetti di Morano Calabro
Il monastero di Bisignano by night
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