Pratola Peligna - Pietrabbondante: 115 km
Passando per la valle, ci siamo risparmiati la Majella, ma comunque di salite ne dovremmo fare molta oggi.
Dopo un'enorme pasta con la ricotta del giorno prima, che sazia come nessun'altra cosa (e con la quale comincerà la dipendenza di Tommy per la ricotta), Domenico ci accompagna per i primi km in direzione di Sulmona, prima di salutarci definitavemente. Sulmona ci accoglie con il gioioso mercato del sabato, la bella piazza strapiena di bancherelle e molta vitalità, un atmosfera allegra che aiuta il morale, assieme al sole splendente, fondamentale per affrontare al meglio le salite di oggi, che saranno tante.
La prima, breve, ci porta verso il paesino di Pacentro, famosa per aver dato i natali ai parenti di Madonna (peccato che non la incontriamo, sennò facevamo il video come con Accorsi!): interessante il centro storico, nel quale assistiamo anche alle preparazioni per un matrimonio. Inutile sottolineare che qua le donne sono molto, molto belle. La salita per raggiungere il paesino è fatica quasi inutile, visto che poi si scende nuovamente a valle per poi risalire ancora più in su: ma non poteva rimanere in quota sta strada??? La valle si restringe, raggiungiamo la piccola Pacentro, dove veniamo assaliti da un gruppetto di bambini, capitanati dal mitico Armando, che ci riempiono di domande. Fa tenerezza il piccolo Armando, che vorrebbe anche lui un pollo Paul: lo capiamo molto bene, chi non lo vorrebbe??
Sempre più in su si arriva a Campo di Giove, la strada spiana un po', per poi risalire verso il valico della Forchetta: costeggiando la montagna del gigante addormentato (la forma pare proprio quella!), incontriamo altri ciclisti, è domenica e pare che questa salita sia abbastanza gettonata tra gli appassionati. Dal valico scendiamo per una vallata che ricorda quella della piana di Casatelluccio di Norcia, senza però i fiori, ma ugualmente affasciante: da qua passa una delle ferrovie più alte d'Europa, la seconda in Italia. Il paesino più affascinante dell'altopiano è Pescocostanzo, chiamata la "Bomboniera dell'Abruzzo": in effetti è carino e ben tenuto, ma il suo soprannome pare un tantino esagerato. Riceviamo anche le massime di una signora del luogo, che dichiara: "siete fortunati, qua fa freddo 11 mesi e fresco un mese, siete passati in quello fresco!". In effetti non fa caldo, il cielo si è coperto nuovamente e le temperature sono scese, ma la pioggia la evitiamo.
Si passa per la brutta Roccaraso, principale meta sciistica della regione, e da li poi si scende, 600 mt più in sotto. Lo sappiamo di già, ci toccherà di nuovo salire. E' snervante sapere che ogni metro sceso è un metro in più di salita, ma non bisogna pensarlo e pensare a godersi le alte velocità delle discese. Passando il fiume Sangro si arriva, finalmente, in Molise, una delle regioni meno considerate d'Italia, ma che il Grande Giro d'Italia vuole conoscere ed apprezzare, e le sorprese, in effetti, saranno molte. Dei signori del luogo ci suggeriscono ripidissime scorciatoie per raggiungere Capracotta, svioliniamo imprecazioni, poi le pendenze si fanno più accettabili, e ci godiamo i grandiosi paesaggi: sotto, la vallata del fiume Sangro, davanti a noi, le montagne dell'Abruzzo, sopra le nostre teste, le nuvole nere che aleggiano nelle zone di Capracotta, le pale eoliche spuntano dai fianchi della montagna e, intorno a noi, i rapaci che svolazzano liberi.
Raggiungere Capracotta è come raggiungere un traguardo volante al Giro d'Italia, è uno di quei posti che segnano l'arrivo al Sud, anche se, come clima, pare di essere al Nord: certe foto, poi, mostrano il paese con 2-3 metri di neve. Poi, anche il nome ci ha fatto sempre sorridere: qua scopriamo che il nome deriva proprio da un capra che doveva essere sacrificata agli dei nei tempi antichi, ma che riuscì a scappare, ma solo per poco tempo, per essere infine ripresa e cotta (e probabilmente mangiata...). L'ospitalità molisana è qualcosa che impareremo ad apprezzare nei giorni seguenti, qua la signora del forno locale ci offre pane e dolcetti locali, apprezzatissimi dopo la salita appena affrontata.
Dai 1360 mt di Capracotta si scende attraversando immensi campi eolici, pale immense che producono moltissima energia, purtroppo in mano ai privati. Il cielo nero e la bellezza selvaggia del paesaggio ci rimarranno impresse per molto nelle nostre menti. Ad un incrocio un po' dubbioso, incontriamo le uniche due anime vive della zona, due signori di Pietrabbondante, che ci indicano la strada per la nostra destinazione finale, Pietrabbondante appunto. Loro, gentilissimi, ci aspettano con la macchina per indicarci la strada, e ci informano che per chiedere ospitalità ci si potrebbe rivolgere al giovane parroco, Don Leonardo.
Arrivati a Pietrabbondante capiamo il perchè di questo strano nome; il piccolo paese è arroccato a ridosso di tre grossi massi, intorno ai quali si sviluppa il centro. E' uno di quei paesi piccoli piccoli, dove tutti si conoscono, e oltre al parroco, ci viene indicato il vice sindaco come uome possibile appoggio per l'alloggio. Decidiamo di indirizzarci verso Don Leonardo, 29 anni, che appena finita la messa ci accoglie, sorridente e allegro, ascoltando la nostra storia. Per la prima volta in questo viaggio un sacerdote sembra interessato e voglioso di aiutarci, ed in effetti una grande mano ce la da: questa notte la faremo nell'ex asilo, gestito dalle suore, che l'anno abbandonato da circa un mese. Don Leonardo è gentile e premuroso, e noi non finiremo mai per ringraziarlo, anche perchè in asilo ci sono delle doccie calde, ciò che il ciclista stanco più anela a fine giornata.
E' sabato sera, c'è l'Olanda che gioca, ma non c'è nessuno, proprio nessuno, per strada, sembra che qua il tempo sia fermo a 50 fa! Dopo una breve sosta al bar locale, ce ne andiamo a nanna, meritato riposo!
Nessun commento:
Posta un commento