sabato 26 luglio 2014

Tappa 25 - Bisignano - Bianchi


OSPITALITA' CALABRESE - Fragoline di bosco e peperoncini

Bisignano - Bianchi: 135 km

I mitici lupi della Sila, magari oggi ne incontriamo qualcuno! Dopo il selvaggio Pollino, oggi è arrivato il momento della selvaggia Sila, speriamo di fare qualche incontro interessante…
Colazioniamo abbondantemente, come al solito, nel monastero, accompagnati per un po’ dal mitico don Franco, prima di cominciare a pedalare verso le montagne. Come ieri, la tappa comincia in salita, ma dolcemente, piano piano si guadagna altitudine percorrendo la strada che va a Acri, il più grande centro abitato prima di entrare nella Sila. Ci si ferma a fare acqua, non si sa quante fontanelle ci saranno nei prossimi km, noi ci immaginiamo la Sila come una montagna abbastanza selvaggia ed isolata. Invece, come ci accorgeremo, non è proprio così.
Innanzitutto, la Sila non è una sola montagna, ci sono varie montagne che formano il gruppo della Sila, e più che una montagna, è un grande altipiano che va su e giù, ma senza stancare troppo. Inoltre, ci sono parecchie case in giro, ma anche qualche macchina (non come nel Pollino). Ovviamente, più ci si inoltra all’interno del parco della Sila (il quale simbolo sono ovviamente tre lupi ululanti), più le case si fanno più rare, ma non c’è quella sensazione di isolamento che mi sarei aspettato. Dopo i primi km nel parco, contraddistinti da campi di patate ed ortaggi vari, affianchiamo il grande lago artificiale di Cecita, e infine arriviamo a Cava di Melis, un piccolo villaggio che segna l’entrata nel bosco.
E che bosco! Praticamente, per i prossimi 50 km, pedaleremo solamente nei boschi, circondati da pini altissimi, regalandoci una fresca atmosfera ma anche una certa monotonia, non riusciamo mai a vedere la valle o le montagne che ci circondano da quanto fitta è la vegetazione. Per la gioia dei nostri palati, ci sono anche tante fragoline di bosco, e noi ce ne facciamo una grande e gustosa scorpacciata. Soprattutto Tommaso sembra apprezzare, mangiando come un porcello... Che dire dei prossimi km? Viaggiamo in un muro di alberi! Gli alberi diradano un po’ solo quando arriviamo alla piana dell’incrocio per San Giovanni in Fiore. Qua, purtroppo, veniamo delusi nuovamente dal genere umano e dalla sua idiozia: in pieno Parco Nazionale vengono lasciati enormi mucchi di spazzatura, con il risultato che persino le mucche vanno a mangiare ciò che viene lasciato nei sacchetti abbandonati. Io, il latte della Sila, non lo berrei tanto volentieri…
Seguendo la strada per San Giovanni in Fiore la situazione cambia, la salita si fa più impegnativa, portandoci verso altitudini più importanti, ma rimaniamo nel bosco, quindi non si vede un tubo di quello che c’è sotto: il bello di salire in bicicletta è che poi puoi vedere dei bellissimi paesaggi, ma qua ci viene tolto questo piacere! Intanto, cominciamo a vedere i primi nuvoloni neri che si avvicinano, in effetti sono quasi le tre, l’ora del temporale negli ultimi giorni. Noi speriamo che le nuvole non vadano verso la nostra direzione, ma sembra che invece siamo noi che andiamo verso di loro! Dopo una bella discesa vediamo San Giovanni in Fiore in lontananza, attraversiamo la statale e ci immettiamo nella strada che va verso il lago Arvo.
Sentiamo le prime gocce che cadono, e che palle! Non ci prenderemo l’acqua anche oggi, a 1300 mt?? Le nuvole sono nerissime, si sentono i tuoni, noi proseguiamo imperterriti, per il saliscendi che ci porta abbastanza velocemente al lago Arvo. Poco prima di arrivare al lago ci fermiamo per mangiare in un campeggio vuotissimo, dove conosciamo un inglese, che pare apprezzi la Sila più di molti altri italiani, ormai un popolo che vuole solo andare all’estero e non sa nemmeno quello che si ritrova in casa. Con lui, due piccoli ciclisti, i suoi figli, che pedalano orgogliosamente le loro mini biciclette. Il tempo si mantiene stabile, nuvoloso, e minaccia pioggia, ma noi continuiamo, affiancando il lago artificiale, salendo fino a quota 1384. Dal colle dell’Ascione in poi sarà tutta discesa, un’umidissima discesa, le mani si bagnano e la strada è affiancata da felci enormi.
Non sappiamo dove terminare la tappa, quindi scendiamo velocemente fino a Bocca di Piazza, primo paesetto che incontriamo, ma il parroco (per chiedergli ospitalità) qua non c’è, vive in un altro paesino. Proviamo con il prossimo, Calosimi, ma anche qua il parroco non è presente, quindi proseguiamo verso Bianchi. Si passa il torrente Savuto (di chiare origini venete, cosa vuoi??), che rende il clima della valle tremendamente umido, ancora più di prima, la vegetazione è quasi amazzonica, ci sono un sacco di alberi e felci e nuvole di umidità che salgono dalla strada: sembra di essere proprio nella ceja de selva, la parte tra Ande e Amazzonia (beh, non proprio, ma rende l’idea!).
Arrivati a Bianchi chiediamo informazioni sul parroco, e il postino del paesino, Luigi, ci accompagna in bicicletta fino alla casa dove abita don Serafino. Purtroppo don Serafino non c’è, ma parliamo con il padre del don, che ci da il suo numero. Lo chiamiamo e gentilmente ci offre la casa canonica per dormire, così, senza neanche vederci, ed anche Luigi ci offre una sua casa popolare. Da Luigi accettiamo volentieri l’invito a cena, con tutta la sua famiglia, dove proviamo delle gustose melanzane e la mitica Bomba, una favolosa salsa piccante famosissima in Calabria. Poi, conosciamo pure Giuseppe, altro gentile abitante di Bianchi, e con lui e Luigi terminiamo la serata con un caffettino al bar locale e un amaro.
Grandissima l’ospitalità di Bianchi, tutta la gente si è dimostrata gentilissima con noi: anche se si termina la giornata molto stanchi, persone del genere ti ricaricano di energie positive!!



Lago di Cecita


Bbbooone le fragoline!


Bbbboooona la spazzatura!


Bbbbboooni i funghi!


Amazzonia???

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