OSPITALITA' CALABRESE - Fragoline di bosco e peperoncini
Bisignano - Bianchi: 135 km
I mitici lupi della Sila, magari oggi ne incontriamo
qualcuno! Dopo il selvaggio Pollino, oggi è arrivato il momento della selvaggia
Sila, speriamo di fare qualche incontro interessante…
Colazioniamo abbondantemente, come al solito, nel monastero,
accompagnati per un po’ dal mitico don Franco, prima di cominciare a pedalare
verso le montagne. Come ieri, la tappa comincia in salita, ma dolcemente, piano
piano si guadagna altitudine percorrendo la strada che va a Acri, il più grande
centro abitato prima di entrare nella Sila. Ci si ferma a fare acqua, non si sa
quante fontanelle ci saranno nei prossimi km, noi ci immaginiamo la Sila come
una montagna abbastanza selvaggia ed isolata. Invece, come ci accorgeremo, non
è proprio così.
Innanzitutto, la Sila non è una sola montagna, ci sono varie
montagne che formano il gruppo della Sila, e più che una montagna, è un grande
altipiano che va su e giù, ma senza stancare troppo. Inoltre, ci sono parecchie
case in giro, ma anche qualche macchina (non come nel Pollino). Ovviamente, più
ci si inoltra all’interno del parco della Sila (il quale simbolo sono
ovviamente tre lupi ululanti), più le case si fanno più rare, ma non c’è quella
sensazione di isolamento che mi sarei aspettato. Dopo i primi km nel parco,
contraddistinti da campi di patate ed ortaggi vari, affianchiamo il grande lago
artificiale di Cecita, e infine arriviamo a Cava di Melis, un piccolo villaggio
che segna l’entrata nel bosco.
E che bosco! Praticamente, per i prossimi 50 km, pedaleremo
solamente nei boschi, circondati da pini altissimi, regalandoci una fresca
atmosfera ma anche una certa monotonia, non riusciamo mai a vedere la valle o
le montagne che ci circondano da quanto fitta è la vegetazione. Per la gioia
dei nostri palati, ci sono anche tante fragoline di bosco, e noi ce ne facciamo
una grande e gustosa scorpacciata. Soprattutto Tommaso sembra apprezzare, mangiando come un porcello... Che dire dei prossimi km? Viaggiamo in un
muro di alberi! Gli alberi diradano un po’ solo quando arriviamo alla piana
dell’incrocio per San Giovanni in Fiore. Qua, purtroppo, veniamo delusi
nuovamente dal genere umano e dalla sua idiozia: in pieno Parco Nazionale
vengono lasciati enormi mucchi di spazzatura, con il risultato che persino le
mucche vanno a mangiare ciò che viene lasciato nei sacchetti abbandonati. Io,
il latte della Sila, non lo berrei tanto volentieri…
Seguendo la strada per San Giovanni in Fiore la situazione
cambia, la salita si fa più impegnativa, portandoci verso altitudini più
importanti, ma rimaniamo nel bosco, quindi non si vede un tubo di quello che
c’è sotto: il bello di salire in bicicletta è che poi puoi vedere dei
bellissimi paesaggi, ma qua ci viene tolto questo piacere! Intanto, cominciamo
a vedere i primi nuvoloni neri che si avvicinano, in effetti sono quasi le tre,
l’ora del temporale negli ultimi giorni. Noi speriamo che le nuvole non vadano
verso la nostra direzione, ma sembra che invece siamo noi che andiamo verso di
loro! Dopo una bella discesa vediamo San Giovanni in Fiore in lontananza,
attraversiamo la statale e ci immettiamo nella strada che va verso il lago
Arvo.
Sentiamo le prime gocce che cadono, e che palle! Non ci
prenderemo l’acqua anche oggi, a 1300 mt?? Le nuvole sono nerissime, si sentono
i tuoni, noi proseguiamo imperterriti, per il saliscendi che ci porta
abbastanza velocemente al lago Arvo. Poco prima di arrivare al lago ci fermiamo
per mangiare in un campeggio vuotissimo, dove conosciamo un inglese, che pare
apprezzi la Sila più di molti altri italiani, ormai un popolo che vuole solo
andare all’estero e non sa nemmeno quello che si ritrova in casa. Con lui, due
piccoli ciclisti, i suoi figli, che pedalano orgogliosamente le loro mini
biciclette. Il tempo si mantiene stabile, nuvoloso, e minaccia pioggia, ma noi
continuiamo, affiancando il lago artificiale, salendo fino a quota 1384. Dal
colle dell’Ascione in poi sarà tutta discesa, un’umidissima discesa, le mani si
bagnano e la strada è affiancata da felci enormi.
Non sappiamo dove terminare la tappa, quindi scendiamo
velocemente fino a Bocca di Piazza, primo paesetto che incontriamo, ma il parroco
(per chiedergli ospitalità) qua non c’è, vive in un altro paesino. Proviamo con
il prossimo, Calosimi, ma anche qua il parroco non è presente, quindi
proseguiamo verso Bianchi. Si passa il torrente Savuto (di chiare origini
venete, cosa vuoi??), che rende il clima della valle tremendamente umido,
ancora più di prima, la vegetazione è quasi amazzonica, ci sono un sacco di
alberi e felci e nuvole di umidità che salgono dalla strada: sembra di essere
proprio nella ceja de selva, la parte tra Ande e Amazzonia (beh, non proprio,
ma rende l’idea!).
Arrivati a Bianchi chiediamo informazioni sul parroco, e il
postino del paesino, Luigi, ci accompagna in bicicletta fino alla casa dove
abita don Serafino. Purtroppo don Serafino non c’è, ma parliamo con il padre del
don, che ci da il suo numero. Lo chiamiamo e gentilmente ci offre la casa
canonica per dormire, così, senza neanche vederci, ed anche Luigi ci offre una
sua casa popolare. Da Luigi accettiamo volentieri l’invito a cena, con tutta la
sua famiglia, dove proviamo delle gustose melanzane e la mitica Bomba, una
favolosa salsa piccante famosissima in Calabria. Poi, conosciamo pure Giuseppe,
altro gentile abitante di Bianchi, e con lui e Luigi terminiamo la serata con
un caffettino al bar locale e un amaro.
Grandissima l’ospitalità di Bianchi, tutta la gente si è
dimostrata gentilissima con noi: anche se si termina la giornata molto stanchi,
persone del genere ti ricaricano di energie positive!!
Lago di Cecita
Bbbooone le fragoline!
Bbbboooona la spazzatura!
Bbbbboooni i funghi!
Amazzonia???
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